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mercoledì 22 agosto 2012

Gli italiani sono 17esimi nella classifica delle nazioni meno sportive


or ora alle 22:31

Mentre un manipolo di eroi scelti ha lottato per le medaglie olimpiche, il resto della nazione si è invece allenato sollevando a malapena il telecomando. Dal divano alla tv, dalla scrivania alla stampante: si esaurisce in pochi metri il moto regolare degli italiani, campioni internazionali di pigrizia. Gli italiani sono 17esimi nella classifica delle nazioni meno sportive, peggio di noi ci sono Malta, Regno Unito e Giappone. A certificare la scarsa propensione nostrana al movimento e il prevalere di abitudini sedentarie è una ricerca dell'Università di Pelotas, in Brasile e pubblicata su Lancet, la Bibbia delle riviste scientifiche. Guidati dal professor Pedro C. Hallal, i ricercatori hanno messo a confronto i dati sulle abitudini motorie degli adulti di 122 nazioni che corrispondono all'89% della popolazione mondiale.
Obiettivo dello studio: "misurare l'indice di inattività". Premessa: "fare movimento" significa farealmeno 30 minuti di attività fisica a intensità moderata cinque volte la settimana, oppure 20 minuti a intensità intensiva tre volte la settimana. Criteri desunti a loro volta dalle linee guida dell'American College of Sports Medicine e ormai assunte come parametro a livello internazionale. Bene, quanti italiani si danno tanta pena? Pochi, pochissimi secondo la ricerca. Nella classifica dei Paesi più scansafatiche (vinta da Malta) l'Italia entra comodamente nelle prime 20 posizioni: è 17esima con un indice pari al 54,7%, a fronte della media mondiale ferma al 31.1. In ambito Ue, il primato è ancora più schiacciante: nella pigra Europa, la pigrissima Italia è surclassata solo da Malta - maglia nera mondiale - Cipro, Serbia e Regno Unito. Nel dettaglio, le italiane sono meno attive dei loro connazionali uomini (59,8 contro 49,6%) e la media nazionale è molto lontana da quella, per esempio, della Grecia (15,6) ma non così tanto dal 40,5 degli Stati Uniti e ancora meno dal 60 del Giappone. Il dato italiano trova una conferma anche nelle statistiche nazionali.
Nel 2011 Istat censiva 23 milioni e 300mila sedentari, il 39,8% della popolazione nazionale. Insomma, italiani incollati alla sedia, al divano e alle cattive abitudini. Perché quell'indice di movimento, per gran parte dei medici che hanno poi commentato lo studio, è in qualche modo anche un indice di salute e di speranza di vita della popolazione. Incrociato con caratteristiche legate alla dieta, al fumo,all'alcol può completare la diagnosi su come stiano davvero gli italiani. C'è infine chi rileva anche i limiti dello studio e dell'indice nazionale. Su tutti il fatto che il campione preso in esame, la popolazione sopra i 15 anni, non comprende vaste fasce di inattivi totali, tra i quali adulti e bimbi sovrappeso o obesi, i diabetici e altri che in Italia sono circa quattro milioni di persone, il 6%della popolazione. In ogni caso il merito dello studio è quello di stabilire un parametro utile a capire il posizionamento e quindi fornire indicazioni preziose a successivi studi e analisi.
Potrà anche indicare le variazioni nel tempo, il miglioramento o il peggioramento dell'indice. E alla fine anche i singoli italiani ora hanno una scusa in meno. Se prima non sapevano quando considerarsi "fermi" o in esercizio, ora la sanno. Insomma, niente scuse, siamo tutti messi all'indice.

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by
Giovanni B

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