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Arrivati nel 2012 si constata come restino ancora ben saldi, nella tradizione popolare, detti e credenze in riferimento
a sintomi più svariati. Un esempio frequente riguarda dolori acuti e rigidità al collo.
Che dolore… mi sa che ho il torcicollo! Forse avrò preso un “colpo di freddo”!
Non è ancora entrata nella mentalità comune la curiosità di informarsi scientificamente sul proprio stato di salute, sulle cause che possono realmente condurre allo
sviluppo di un sintomo, ma viene più comodo basarsi
sulle credenze popolari, sui consigli del vicino o della
mamma.
La mancanza di conoscenza limita la libertà di scegliere, proprio perché, non
comprendendo una situazione, non
sappiamo come affrontarla e ci affidiamo al primo suggerimento che appare
sensato (anche se di sensato, spesso poco ha).
Non è concepibile come nel 2000 si sappia tutto sul calcio,
su facebook, sulla tecnologia, sulla moda, sui gossip e non si conosca un minimo di
fisiologia del nostro organismo.
Pensate, si sente ancora raccontare che c’è chi si cura
un’influenza con gli antibiotici!
La popolazione non è interessata a documentarsi su come
le aggiornate ricerche medico-scientifiche spiegano la reale
comparsa di malattie; si vive nella disinformazione totale e
spesso si sbaglia ad intraprendere una determinata cura.
Il dolore acuto al collo, con conseguente rigidità e limitazione dei movimenti, è uno dei tanti problemi in questione. Il paziente al risveglio al mattino, senza alcun motivo, avverte un forte dolore alla regione cervicale e nel giro di pochi attimi, provando a ruotare il capo,
sente una marcata impossibilità ai movimenti; la stessa cosa può insorgere gradualmente durante un giorno qualunque, sempre senza alcuna chiara ragione.
Sembra non esserci la causa.
Quando tali soggetti si rivolgono alla nostra attenzione
spesso descrivono: “…mah, forse sono stato in mezzo alla
corrente d’aria e ho preso un colpo di freddo”.
Tale convinzione, non supportata da nessuna conoscenza
del funzionamento del corpo, serve al paziente per avere
una certo dominio e una certa sicurezza sull’accaduto.
Se fosse vera tale spiegazione, immaginate quante persone
sedentarie in ufficio, soggette all’aria condizionata,
sarebbero perennemente con torcicolli (cosa che invece non si
manifesta); lo stesso per autisti che viaggiano spesso con
finestrino aperto, per non parlare di sportivi che durante gli
allenamenti all’aperto nella stagione invernale si fermano
anche cinque minuti per ascoltare le indicazioni dell’allenatore. Una pandemia di torcicolli…ci pensate?
Torcicollo sintomi
- Che porta il mento verso il lato opposto del dolore.
- Dolore al collo
- Spalla è più alta su un lato del collo.
- I muscoli del collo può essere gonfio.
Per fortuna le cose non funzionano proprio così.
Il torcicollo non è problema di infiammazione della regione cervicale; chiariamo bene questo punto.
È una situazione di contrazione muscolare continua,
spasmodica ed acuta (chiamata contrattura) che interessa il muscolo e in seguito, indirettamente, limita il movimento articolare delle vertebre cervicali; ma non si tratta di processo infiammatorio, e questo è ben dimostrato dai pazienti stessi che, dopo l’assunzione di farmaci
antinfiammatori, non riferiscono alcun miglioramento (la risoluzione, nei casi lievi, spesso viene spontaneamente nel corso dei giorni).
Bisogna capire perché quel paziente (in quella situazione
della giornata, dopo movimenti o sforzi, in relazione ad un
periodo di stress, in seguito ad interventi chirurgici o a problemi viscerali, ecc.) ha instaurato la contrattura.
Dopo una approfondita valutazione funzionale ed osteopatica possono emergere elementi chiave alla spiegazione del problema: ad esempio il paziente nei giorni precedenti ha
fatto un lavoro non comune, oppure uno sport o allenamento insolito, oppure nell’ultimo periodo ha avuto un lutto in famiglia o un forte dispiacere o una forte arrabbiatura,
oppure è stato soggetto ad una estrazione o impianto di un
dente, oppure ha avuto gonfiori addominali, difficoltà alla
digestione e all’evacuazione.
La fisiologia ci insegna che tutte queste condizioni (ed altre
ancora), in modo inconscio, alzano il tono di base della muscolatura (il paziente cioè non può avvertire questa condizione fino all’emergere dei sintomi); se la situazione perdura
ed il tono muscolare non ritorna ad un livello normale, nel
tempo si instaura la contrattura e il dolore.
Il fattore “colpo di aria fredda”, che effettivamente porta
un piccolo aumento
t e m p o r a -neo del tono m u s c o l a r e ,
rappresenta solo l’ultimo tassello del puzzle che da
tempo si sta componendo.
Bisogna avere una visione globale del paziente,
non essere settoriali; si scopriranno
con stupore cause molto lontane dalla regione coinvolta, si
capirà finalmente perché varie cure proposte hanno fallito
(cure spesso sintomatologiche, volte a coprire i sintomi, più
che ad estirparne l’origine) e se ne potranno proporre altre
di causologiche, lavorando sulla biomeccanica del paziente (trattamenti manuali vertebrali o muscolari-fasciali), sul suo sistema viscerale (migliorare una digestione per
ridurre un dolore cervicale o una cefalea), su quello occlusale (magari un bite può risolvere delle tensioni della masticazione che riflettono sul collo), su quello oculare (un
cambio di lenti può migliorare l’asse orizzontale del capo),
e infine (non da ultimo, ma sempre più frequente negli ultimi decenni) sul sistema emozionale (in percentuale sono sempre più assidue le richieste di consulto di pazienti che
si bloccano periodicamente nei mesi di maggior stress lavorativo, o che non capiscono che in seguito a periodi di delusioni o dispiaceri o sofferenze la muscolatura può notevolmente
aumentare il suo tono).
La tradizione, i consigli del vicino, la cultura dell’amico del
bar dovrebbero essere lasciati un po’ in disparte a favore
di una stimolante curiosità per l’aggiornata ricerca medica,
per conoscere a fondo il meraviglioso mondo di noi stessi.
Fatelo per voi, per i vostri figli, per un futuro senza malattie…
www.filosofandogiovbortoli.com
by
Giovanni


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